DAMIEN HIRST È TORNATO ALLA PITTURA.

THROUGH THE WIRE SCREEN, THE EYES OF THISE STANDING
OUTSIDE LOOKED IN AT HER AS INTO THE CAGE OF SOME
RARE CREATURE IN A ZOO.
IN THE HAND OF ONE OF THE ASSISTANS SHE SAW THE SAME
INSTRUMENT WHICH THEY HAD THAT MORNING INSERTED
DEEP INTO HER BODY.
SHE SHUDDERED INSTINCTIVELY.
NO LIFE AT ALL IN THE HOUSE OF DOLLS.
NO LOVE LOST.
NO LOVE LOST.


Base/blu con prospettive mimetiche tirate verso la vanitas, il teschio bianco che percorre continuativo l’intera serie dei blue paintings di Hirst. Frontale o in diagonale l’ossuta testa ci spia e si fa guardare per la sua centralità iconica, per la forza della sua caratterizzazione fisica alternato agli oggetti personali dell’artista.
Un portacenere, sigaretta e accendino in SKULL WITH ASHTRAY, CIGARETTES, LIGHTER AND SHELL (2006-07). Vizi di morte di questo nostro tempo quotidiano?
Un bicchiere quasi pieno nella metafora di un ottimismo “quasi” banale? GLASS OF WATER AND ASHTRAY (2007).
Un’iguana accoppiata con una dentiera di squalo – IGUANA WITH SKULL AND SHARK’S JAW (2008) – forse ricordo dei bei vecchi tempi del mitico THE PHYSICAL IMPOSSIBILITY OF DEATH IN THE MIND OF SOMEONE LIVING (1991).
Un limone giallo composto da un croma violento, quasi irriverente rispetto alla melanconia del blu di base. SMALL SKULL WITH LEMON AND ASHTRAY (2007). Per finire con un possente, per forza espressiva ed evocativa, REQUIEM, WHITE ROSES AND BUTTERFLIES (2008).
L’impronta barocca dell’insieme di questa nuova serie pittorica di Damien Hirst è decisa ed imponente, mentre l’impostazione è sicuramente eversiva, proprio nella declamazione di un ductus pittorico che ritorna al passato ma guardando al futuro.
Di sicuro si tratta del superamento essenziale di tutto ciò che oggi vuol dire il personaggio Hirst nel sistema dell’arte internazionale. E la provocazione nasce proprio nell’assenza di questa, nell’imbarazzante esigenza di esprime qualcosa di più profondo, forse meno collaudato a livello mediatico, ma di certo più intenso e sentito, pensato e che riporta l’autore ad una fase più meditativa rispetto al precedente DIAMOND SKULL. Atto di puro business creativo (Warhol docet).
Le forme simbolo di Hirst ci sono ancora tutte, dalle sempiterne BUTTERFLIES al teschio di THE PURSUIT OF OBLIVION (2004) che rimanda di nuovo alla camera delle meraviglie e, come già indicato, alla VANITAS.
Un incedere lento è quello della pittura di Damien Hirst di cui, quella odierna, lentamente, appunto, riappare dal buio grumoso di HOLOCAUST, GENOCIDE, TYPHOID, AIDS del 2003, con di base una speranza in più – NO LOVE LOST – o almeno ad un accenno di questa nell’illusione, quasi romantica, del futuro.

CLAUDIO CRESCENTINI

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