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Pubblichiamo le prime poesie elaborate dai detenuti-poeti per il reading che si terrà il 20 settembre 2018 nella Casa Circondariale di Regina Coeli a Roma. Tutte le creazioni poetiche presentate entro il 30 agosto p.v. saranno pubblicate alla fine delle manifestazioni

 

Alessandro Cal.

La Vita

 

Quando tutto si complica nella tua vita

e la strada che hai preso ti sembra

in salita,

quando i soldi son pochi e i debiti tanti

e i sorrisi col tempo

si trasformano in pianti,

quando angosce e pensieri non ti lasciano stare,

prendi tempo se vuoi,

ma non mollare.

La vita può esser sia dolce che amara

ed ognuno di noi prima o poi lo impara.

Ma puoi rovesciare qualunque insuccesso

se non ti rassegni e vai avanti lo stesso.

Non darti per vinto,

se sai pazientare

al prossimo giro potresti trionfare.

Sovente il traguardo a lungo sofferto

appare lontano a chi è debole e incerto.

Sovente chi lotta si lascia avvilire

nell’attimo in cui sta per riuscire.

E quando è ormai tardi,

si accorge – peccato!

di quanto era prossimo al premio agognato.

Vittoria e sconfitta non son separate

e il dubbio li avvolge di nubi argentate.

E non puoi sapere se avrai l’indomani

gli onori che oggi ti sembran lontani.

Perciò quando soffri

continua a lottare

e nell’ora più buia

tu…non devi mollare!

 

 

 

 

Alessandro Cap.

Roma Capitale

 

Roma Capitale

I primi baci giù al porto fluviale

Sotto la suola siringhe schiacciate

Abbandonate da vite disperate

Quartieri ghetto, strada senza uscita

Vivendo i miei sogni attraverso una vita fallita

Adesso ho cinquant’anni e mi muovo

Risalgo le scale dal ponte e ci provo.

 

 

Alessandro Cr.

Vite rapinate

 

La partita era appena iniziata

ma a noi nessuna gloria ci fu assegnata.

In un lampo è cominciata,

in un fulmine già bruciata.

Da troppi derisa

da troppi pochi pianta,

vana è la pretesa

che, da essi, possa esser compatita.

Essendo ora anche l’ultima lacrima caduta

oltre grida, pianti e isteriche risa

nell’orrida cella angusta

riesco a distinguere solo brande e sbarre di ghisa.

No! Non se n’è andata,

è stata rapita….

La Vita!

Eppure…. noi sembriamo ancora vivi

Invisibili, restiamo sempre presenti

In mezzo a voi, come visioni…. reconditi.

Tra menzogna, calunnia e falsa idealità

provo ad aguzzar il mio ingegno, l’intelletto e la creatività.

Attendo il sabba della verità

ripudiando il giudizio universale della falsità,

confidando nel giorno della mia rinascita

ove, allora, riuscirò ad elevarmi come una divinità.

Essendo tutt’ora un vero unico dio nel ciel, a noi sconosciuto,

preferisco rimanere qui a banchettare con i miei cari

e sinceri amici avvoltoi:

all’apparenza privi di pietà, loro, sprechi non ne fanno

e giammai noi Uomini giudicheranno!

Altri invece (mezzi) uomini privi di lealtà

tanto sprecano, quanto giudicano!

Impunemente condannano –

senza cuore han sentenziato

Di me gli anni migliori…. hanno divorato!

Di gran lunga avrei preferito continuare a strisciare beato

anziché, con la mano e i fili del burattinaio, rimaner in piedi

e da dannato, nel camminare obbligato.

 

 

Alessandro Cr.

Risvegli primaverili

 

Cosa turban le tue grazie, mea Musa?

Sarà colpa della luna e del suo diabolico ciclo mensile?

È forse colpa di Marte che su sentieri iracondi

ti ha condotta?

Allora, è colpa dei Dioscuri che a dover non t’han protetta

da creature infernali più simili ai fauni che a uomini?

Musa venale, cosa ti accade?

Quale malore ti affligge?

Mi scrivesti di una febbre corporale….

A quale colore si accosterebbe meglio questo male?

Al blu, al giallo oro o al neutro

Come il baglior di un diamante lucente?!

Sarà perché scrivo con mano dello spasimante

ma, cara Musa dai mille piaceri,

con l’arrivo della mite primavera sognante

seguita dall’estate bollente,

a parer mio….

la tua “febbre” somiglia più ad una tempesta ormonale

che nella stagione degli amori

se rimarrà represso l’“istinto”

corpo e mente saranno accompagnati da un bollore interno

che il cuore persuade e le zone erogene infuocate

faran tremare.

Alla febbre potrebbe anche somigliare,

ma come “tale”….

Se “un bel pompiere” a spegner le fiamme non accorrerà

Dal calore sensazioni gelide dal “fiore” al cuore

una stretta morsa farà….

tutta la tua sprizzante passione, in un lampo ghiacciare.

 

 

Alessandro O.

Aria

 

Non trovo le parole

Eh sì che ne avrei tante

Sentimenti nel mio cuore

Pensieri nella mia mente.

Il nulla

è quello che tale

li rende.

 

 

Ali B.

La libertà

 

Ho contato le stelle e ne manca una

Ho bevuto l’acqua e ne manca un sorso

Ho passeggiato e mi manca un passo.

 

 

Cristiano P.C.

Mi guardo allo specchio

 

Guardo i miei occhi allo specchio

e neanche un po’ mi piaccio.

 

Sempre gli stessi

gli sbagli che faccio.

 

Stringo il laccio al braccio

e l’ago ci caccio.

 

Respiro profondo, taccio,

mi pento e poi….

lo rifaccio.

 

 

Enrico T.N.

Padri e figli

 

Immagini nella mente incupita

Nel ricordo di un tempo passato

Tu ed io in assemblaggi comuni

Provando le stesse cose.

Le cose di sempre.

Le cose degli altri.

Padri e figli

un sentimento profondo

Felicità e angoscia.

La gioia di chi ancora

condivide le cose di sempre.

L’angoscia di chi vorrebbe

tornare alle ariose stanze.

 

 

Francesco C.

Pensieri

 

Cammino

in un buio sentiero.

Nel mentre

assopisco la mia mente.

Cammino

per non svegliare i pensieri.

Pensieri che corrono

oltre il cammino

lontani

dall’essere colti.

Nel buio

assopisco i pensieri.

I pensieri

fermi

mentre io cammino

nel buio

aspettano i pensieri.

 

 

Francesco C.

L’urlo

 

Vedo il volo di un gabbiano

Ali che si muovono

nel cielo

Cielo che si illumina

al tragitto

Esplosione di colore

Vita vissuta

su quelle ali

Dove i colori

s’intrecciano

con i suoi occhi

Occhi che non possono sentire

l’urlo che si racchiude

in me

Perché su un’ala

ho perso i miei occhi.

 

 

Gianluca G.

Storie Di Vita

 

Apro gli occhi e vedo ‘sto soffitto

sdraiato su ‘sta branda come ‘n Cristo

m’arrovello er cervello pe’ capi’

come ho fatto per riduceme così?

 

Come ho fatto è facile capillo.

Er sordo facile, manco a dillo,

senti questo, senti quello

e vedi solo er lato bello.

 

Co ‘n passato da trasfocatore

Me ritrovo carcerato da rapinatore

Moje e du’ fii che me danno amore

Mo’ li rimpiango a tutte l’ore.

 

Er crimine nun paga, diceva papà mio,

er lavoro nobilita, essi bravo fio,

ma le compagnie che c’ho avuto io

dicevano: “vie’ co’ noi, te sentirai ‘n Dio”.

 

Mo’ ho capito la lezione

E me ne devo fa’ na’ ragione

Ora chiuso dentro ‘sta prigione

Aspetto der giudice la decisione.

 

Speriamo che la pena sia mite

Perché pe’ me ‘ste storie so’ finite.

Vojo mi’ moje, i mi fii, le mie vite

E rigare dritto pe’ le vie infinite.

 

 

Hassan H.

Sogno

 

Pensieri che vanno

Pensieri che vengono

A volte tristezza

A volte gioia

A volte rido

per gli amici vicini.

Sempre

solitudine.

Fuori

l’Amore che aspetta

 

 

Hassan H.

Mamma

 

Le rose sono rosse

Il cielo blu

Mamma

Io ti voglio bene sempre di più.

Sei lontana dalla mia branda

Ma nei miei pensieri ci sei sempre

Soltanto tu.

Nel mio cuore ti porto

Ovunque io vada.

Mamma.

 

 

Koba S.

****

 

Ho ignorato il tuo nome

Non ricordo neppure il tuo profilo

Ho già dimenticato le tue parole.

La pace con te non ha senso.

 

 

Massimo P.

Roma città eterna

 

So’ romano e me ne vanto

Perché se penso che qua, quanno

è inverno pare primavera,

c’avemo na’ vena che la chiamano

er biondo Tevere, du’ tributi

uno certo cor nome particolare: Colosseo,

a sentirlo nomina’ pare na’ cosa grossa

ma come Roma nun po’ mai esse pura,

se l’hanno chiamata ladrona…

Er core der romano è più grosso der Colosseo.

Roma città de Santi, Papi, semafori e fontanelle,

ma se solo penso che Vespasiano imperatore

c’ha dato er Colosseo penso più a Tiberio

che c’ha dato n’isola in mezzo ar Tevere

se solo penso all’omo antico

Roma mia già c’aveva l’acqua calla delle terme.

Pe’ fattela breve chi a Roma ce vie’ ce lassa

er core. E quanno se ne va se pente.

Roma città der monno…Roma core mio….Roma città eterna.

E pure dentro a quattro mura de Regina Coeli,

sia se c’hai no’ scuso o non c’hai na’ lira,

noi romani semo tutti uguali….

e se campamo de colletta.

 

 

Maurizio C.

Vento Nel Vento

 

Come due colline vicine

Come due colline lontane

Affrontiamo stagioni diverse

A volte pioggia, a volte cielo

sereno, tutte e due hanno a che fare

col vento – e lì le stagioni

si incontrano, si scontrano e di

colori si confondono – a tratti un

incessante conflitto a tratti

un’incantevole vista.

Le due colline sono lì, a loro piace

il loro fondersi

naturale, la loro voluta diversità.

La diversità che le rende ferme lì

destinate per sempre a meravigliare

quello che la bellezza della natura

ha riservato loro.

Tramonti incantevoli, primavere

profumate di mimosa, nevicate,

il loro continuo confondersi

e mescolare il tutto, quasi da

confondere la natura stessa.

Lo spettacolo, insieme l’arcobaleno,

lo fa il vento, che con la sua

forza, la sua gentile arroganza

le ha rese immortali.

 

 

Meda H.

La Partita

 

Cosa volete che vi dica

Questa vita è una fatica.

 

Tra alti e bassi è la partita

Ma le quattro mura non le ho scelte mica.

 

Ogni giorno che passa combatto

Per far sì che rimanga l’impatto.

 

Il mio punto di vista è perfetto

Perché ho un cuore che batte nel petto.

 

Qui non c’è soluzione si sa

Libero in una prigione e non va.

 

E non è mai andata

Questa guerra fottuta e privata.

 

Ed è solo che è appena iniziata

Questa guerra a mano armata.

 

Perché è così che giochi la partita

In questo gioco in cui rischi la vita.

 

 

Nicola P.C.

Io

 

Io …

ho smesso la mia vita come un vestito vecchi e rovinato.

Ne ho ricalcato bordi assurdi per mutarli in oscurità.

Ho divorato i sogni di mia moglie e dei miei figli …vVittime di sbagli …che ora pagherò.

Con l’anima sfinita vivo i giorni tra i miei sé.

Io …

riflesso un po’ sbiadito di me stesso e spesso in bilico e dimenticato.

Ho calpestato quel che resta della mia brillante umanità.

Ho complicato tutto, anche il semplice e il banale …

con un fare insano …non proprio di me.

Col cuore livido mi aggiro senza più un perché.

Io …

a tratti nullo e a tratti me …Credevo di essere già re

ma ho trascurato troppo te, regina.

Noi …

dispersi a causa dei miei guai … chissà se torneremo mai

a rotolarci nell’amore.

E come rami secchi, storti e arresi al vento forte …

ci resta un futuro incerto, ormai.

Io …

ho spesso dichiarato il falso a chi votai di amare e rispettare.

Tra sguardi affranti di una donna che non m’ha saputo mai.

Ho masticato la fiducia che mi era stata data …

poi l’ho risputata …privo di pietà.

Con animo smarrito mi trascino verso lei.

Io …

depresso e a volte in ansia cerco di restare attento e concentrato.

Tra abbagli, distrazioni e tentazioni che la vita sempre dà.

Sto respirando notti vuote e piene di domande …

senza mai risposte …a ciclo cronico.

Distrutto dalla colpa vivo a stento gli anni miei.

Io …

a tratti niente e a tratti Dio …credevo il posto fosse mio

ma l’ho lasciato lì con te, lontano.

Noi …

col cuore stanco siamo ormai …chiusi in un tempo senza eroi

a ripartire dagli errori.

E come foglie secche, morte e arrese al vento forte …

a cui rimane solo un viaggio, noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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